
Allora, questo è un post totalmente in controtendenza e probabilmente non sarete d’accordo, il che è esattamente la ragione per il quale lo scrivo, ma lo scrivo in buona fede.
Sono sicuro che, dopo, vi starò un po’ più antipatico.
Chi mi conosce sapeva già che questo post sarebbe arrivato, e sa già com’è la questione: è Berlino.
Vi sarà certamente capitato di parlare con vostri amici che sono stati a Londra, Parigi, Amsterdam, Stoccolma, salcazzo. Ovviamente, qualcuno avrà gradito una o più di queste, ma non tutte allo stesso modo. Nessuna città può piacere a tutti, proprio come una donna.
Ah no, ma aspettate. C’è, invece, una città che piace a tutti: è Berlino.

Non ero mai stato a Berlino prima di Febbraio 2011, ed ero molto curioso di visitarla perché, incredibilmente, TUTTI quelli che conosco che ci sono stati, ne sono entusiasti.
Che strano, mi dicevo. A qualcuno non piace Parigi; qualcuno addirittura sostiene che New York non sia affascinante; Londra, idem. C’è persino gente a cui non piace Venezia. Eppure Berlino sembra riscuotere successo unanime. Di più: persone diversissime fra loro, che non si sopporterebbero se dovessero fare un viaggio Milano-Lodi in treno, riconoscono e condividono all’unisono questa ammirazione per Berlino.
Finché ci vado io e, ehi gente, what the fuck? Si, carino, ma tutto qua?
A questo punto, quattro premesse d’obbligo:
1) Sono andato a Berlino con due amici che, come da copione, hanno confermato questo grottesco ed inquietante trend: erano molto effervescenti all’idea di andarci (uno c’era già stato) e ne sono tornati completamente stregati (ah, città così non ce n’è);
2) Il post è un po’ serio un po’ per ridere (ma più serio), quindi a volte faccio lo scemo, ma sia chiaro come il sole che Berlino è ASSOLUTAMENTE una città imprescindibile, che va vista, e dove tornerò sicuramente; il mio è un discorso un po’ in controluce, se vogliamo dire così;
3) Chiaro che de gustibus eccetera, ma fino a un certo punto. Cioè non mi potete dire, alla fine, “eh, ma son gusti”. Primo, le metropoli / città si misurano con indicatori precisi (anche), e secondo, appunto non tutto è solo oggettivo, un terreno comune dobbiamo trovarlo. Non mi potete dire “Parigi fa cagare”, oppure (citazione vera) “Spezia è il più bel golfo d’Europa”, sennò, vabbeh, o smetto di scrivere io, o smettete di leggere voi e andate da uno bravo a farvi vedere.
4) La butto là,come punto di partenza: in un mondo dove TUTTO è oggetto di gusto, di discussione, dove su nulla non si è mai tutti d’accordo, vedi gusti sessuali, musicali, culturali, culinari, ecc, ammetterete che è perlomeno STRANO che tutti quelli che conosco dicano la stessa cosa. Tutti, dico TUTTI. Il concetto base del post non è allora polemizzare (amici come prima eh, io vado dove mi pare, voi andate dove vi pare) ma, davvero, capire un fatto curioso.
Quindi la domanda è: che ha Berlino, alla fine, che vi fa dire “OMG troppo bello”, soprattutto se confrontata con città più belle, grandi, cosmopolite? Aiutatemi a capire.
Mi farebbe piacere se usaste i commenti alla fine per descrivere la vostra esperienza e/o la vostra opinione.
*** A Berlino c’è la storia
Vero. La storia di Berlino è il simbolo della guerra fredda, e la città è un unicum che non ha paragoni. La guerra, Berlino Est, il muro, l’edilizia comunista, riassumono e sono un simbolo del 900. Ma sappiamo che una città si porta dietro la storia di secoli prima, se non millenni. A livello sociale, a livello di cultura, nel senso di cosa accadeva quando la facevano. Roma parla da sé. Milano (come molte altre) è oggi così perché un tempo era una città con al centro il suo Duomo, e si vede ancora oggi, ed è così ancora oggi. Londra si porta dietro i profumi delle spezie del suo impero. Parigi mostra la sua grandezza e la potenza dei suoi re. E a fine 700 c’era la rivoluzione francese. A Londra, poco dopo, la rivoluzione industriale. A Berlino, boh. La storia tedesca del diciottesimo e diciannovesimo secolo, grosso modo, tra Napoleone e la rivoluzione industriale appunto, è la storia di altri – e questo è evidente, guardando la città. Il contributo tedesco nel ventesimo secolo sappiamo tutti qual è, ma storicamente parliamo di ieri. Il fatto che la città sia stata rasa al suolo in buona parte durante la guerra, tra l’altro, ha delle conseguenze che vediamo più avanti.
Tutto questo per dire che, certamente ricca di storia, non mi sembra che Berlino abbia una connotazione storica moderna così potente, meglio: più potente di altre città europee (e.g. Londra, Parigi, ma anche Madrid, Amsterdam). Anzi.
*** Berlino è grande
La butto là proprio per dirle tutte, ma nessuno si sognerebbe di dirlo, specie in relazione alla popolazione, alla rete metropolitana e alle dimensioni urbane di agglomerati come Londra, che è stata la città più grande del mondo fra il 1831 e il 1925, che ha la metropolitana più antica del mondo (e seconda per dimensioni solo a quella di Shangai), e che ha l’aeroporto più trafficato del mondo.
*** Berlino è la città del futuro ed è qui che oggi gira il business
Sicuramente l’economia tedesca è molto forte, la più forte in Europa, e la sua industria innova a un passo impressionante.
Resta il fatto che nella città, le 20 aziende più grandi sono perlopiù aziende tedesche: Siemens, Deutsche Bahn, Deutsche Bank, Charité, BVG, Dussman & Piepenbrock Group, Daimler, BMW, Bayer, Berlin Chemie, Air Berlin.
Londra è una delle piazze di borsa più importanti dopo NY e Tokyo, e ospita gli headquarter di oltre 100 delle 500 maggiori corporations europee, così come il 75% delle Fortune 500.
*** A Berlino c’è la cultura
Eccome se c’è. Facciamo un gioco: ditemi tutti i musei che vi vengono in mente in 10 secondi.

Com’è andata?
I più furbi tireranno fuori il Pergamon, o il museo d’arte contemporanea – che, ricordo, è fra i più imbarazzanti mai visti, basti pensare a quanto sia più avanti quello di Monaco, per restare in Germania – o il Jewish Museum, perché ehi, chi meglio dei tedeschi ha le conoscenze per organizzare un jewish museum… ?
Quelli ancora più astuti diranno: ehi, a Berlino ci sono 153 musei! (A Londra ce ne sono quasi il doppio). Certo che ci sono. Sta di fatto che il “senso comune” medio fa fatica a ricordarli e citarli, ma è prontissimo a giudizi briosi e entusiastici a ruota libera.
British Museum e Louvre? Uh che palle, i soliti nomi, non fanno più notizia, non sono trendy (vedi ultimo paragrafo).
Un aneddoto, che riprenderò alla fine, e che rende l’idea: uno dei miei amici con cui ero lì, continuava a ripetere fino alla nausea che a Berlino c’è il fervore culturale, e che TUTTI quelli che contano (arte, musica, teatro) “vengono a produrre QUI”. Chiestogli di fare un nome, rispondeva “ah boh, non saprei, ma si sa, è così”.
Questo giudizio di senso comune (si sa, è così) la dice lunga.
*** A Berlino ci sono i monumenti e l’architettura cool
Ecco, qui entriamo nel vivo. Dopotutto, i punti precedenti erano un po’ freddi, noiosi, d’altronde molti non vanno a visitare una città per i suoi musei, e preferiscono un’esperienza estetica, architettonica, di passeggio.
Ed è proprio per l’aspetto di com’è la città che diciamo quella mi piace, quella no, quella l’adoro, quella mi è indifferente.
Proprio qui, a mio parere, e per come l’ho vissuta io, emerge la vera frattura fra Berlino e le sue sorelle.
Come monumenti, anche qui, i soliti nomi; quanti, cinque, prima di esaurirli a memoria? Ma non è tanto questo, è che sono la brutta copia delle controparti europee. Girare per Berlino non dà assolutamente quel respiro di spazi che invece si mostra in città dove si va veramente all’indietro nel tempo, e uno strato si aggiunge all’altro, secolo dopo secolo.
Le prospettive, gli spazi, le lunghezze, la cura, sono incomparabili. Un parco inglese. Un asse Place de la Concorde – Champs Elysées – arco di trionfo – Grande Arche (prende 7 km). Le piazze e i ponti di Parigi. Il lungo Tamigi. Dov’è tutto ciò a Berlino? Mi direte “non mi interessa”.

E’ una città ricostruita, e ricostruita in modo schematico (tedesco), con spazi gradevoli, nessuno lo nega, con strade grandi, parcheggi comodi (per le belle macchine tedesche), spazi razionali, edifici nuovi, bellissimi, di cristallo e metallo.

Chiese del 400? Forse a voi non interessano.
Prospettive infinite chilometriche (che vuol dire una città pensata per creare dinamismo, prospettiva, grandezza)? Non vi interessano.
Borghi antichi? Montmartre? Il Marais? Quartiere Latino? No.
Monumenti spettacolari? Non son più di moda.
Qualcosa come i docks? I canali di Amsterdam? Le calle di Madrid? Non vi interessano.
Ok. Ma cosa vi resta?
*** Berlino è una città cosmopolita.
Si. Anche Milano lo è. Berlino è una “grande città” che, per le sue dimensioni, necessariamente ospita gente da tutto il mondo (falso, è un modo di dire). Forte immigrazione turca, perlopiù da storia recente, e soprattutto per ragioni di necessità di manodopera per la forte industria tedesca.
L’82% della popolazione di Berlino è europea, seguita da un 9% dal Medio Oriente (di questi, 5,5% è componente turca). Seguono 3% Asia, 2% Afro-German, 2% misto, 2% “altro”.
Londra, per confronto, ha accolto gruppi sociali per secoli, invece, da tutto il suo impero, dando origine a una società davvero mista, davvero integrata, davvero globale.
Della popolazione di Londra, solo il 59,5% è “white British”. Nelle scuole di Londra, i bambini neri/asiatici superano i bambini “bianchi e inglesi” di 6 a 4.
A Londra si parlano più di 300 lingue e ci sono più di 50 comunità non indigene con più di 10.000 membri.
La sostanza dei fatti è che Berlino somiglia a Milano, e Londra a New York. A Berlino se vai nei negozi e negli uffici trovi i tedeschi, per intenderci. E poi i turchi al kebab.
*** Berlino è alternativa, e ci sono i locali trendy
Questa è una delle risposte più frequenti, quando parlo con le persone. Anche se fosse, mi verrebbe da dire SO WHAT?
La mia esperienza a Berlino sotto questo punto di vista è stata deludente – locali dipinti come alternativi con la musica elettronica e gli hipster appesi anche ai lampadari. Soprattutto, alle 2, 3 tutto chiuso. Abbiamo girato tanto, e abbiamo chiesto ad amici o amici di amici che stavano lì o ci erano stati. Ma probabilmente, scemi noi.
Ci saranno sicuro, i locali underground di tendenza.

Hm. E perché, è una prerogativa di Berlino? Ma di cosa stiamo parlando?
Sono stato a Cracovia (figuriamoci), e c’erano locali belli dove abbiamo ballato fino al mattino.
Sono stato a Tel Aviv, dove lì si, è tutto diverso, i locali, la musica, i modi di frequentarli, le relazioni sociali e uomo/donna, i personaggi.
Amsterdam, la conosciamo.
A fronte di cosa, esattamente, ci ostiniamo a ripetere che Berlino è una cosa a parte?
*** A Berlino (non) c’è l’atmosfera
Qui la devo mettere in negativo, perché un’altra caratteristica di Berlino è quella, secondo me, di essere totalmente neutra, asettica, inodore, teutonica.
Tutte le altre città, o quasi, hanno simboli, suggestioni, connotazioni, stereotipi anche.
La gente ci va esattamente perché ti vendono un clima, uno stato d’animo, un modo di essere.
Le cabine rosse, l’umido e la nebbia in un parco inglese, i localini di Soho e l’odore di curry, Londra sotto Natale.
L’odore di baguette, la malinconia e l’eleganza di Place Vendome, l’antichità e il gotico delle cattedrali, le viuzze del quartiere latino.
Il casino, il caldo, i fiumi di gente, il sole e i parchi, le notti a bere cerveza e mangiare tapas per strada, di locale in locale.
Berlino è un cantiere per costruire strade larghe e palazzi affilati, per far vedere che gli riesce bene. Fanno le aree verdi perché si sa, oggi usa, e vi facciamo vedere che lo sappiamo fare meglio. Fanno la torre della TV perché guarda che alta, che è. Business district? Pronti là, chiamiamo Renzo Piano et voilà, guarda che linee.
Diteci cosa fare, noi lo facciamo prima e meglio. Come una Golf.
*** Metrò? Nein, U-BAHN.
A Milano, se lo avete frequentato, avrete sentito i milanesi parlare della loro metrò.
In tutto il mondo conoscono the tube, al punto che è celeberrima la scritta

tanto che da giovani tornavamo con il souvenir.
A Parigi, di nuovo, la métro, indicata nei caratteristici cartelli verdi un po’ gotici.
Ma ecco loro, i tedeschi, per i quali, come sempre, la metro è un coso con i vagoni gialli, che sposta gente da A a B, e stop. Giustamente: cazzo dev’essere? E’ solo un treno.

Si chiama U-Bahn.
*** Di cosa stiamo parlando?
Berlino insegue l’urbanistica e l’eleganza di una Parigi, ma non può raggiungerla.
Cos’altro è, se non questo, la colonna della Vittoria con i suoi richiami d’oro, al centro di una rotonda che per dimensioni sembra la rotonda per entrare a Lodi vecchia, o la modestia della Porta di Brandeburgo?

Berlino scimmiotta la grandezza e il globalismo di Londra, ma non ne ha i presupposti.
Si fa (pardon, la fate) passare per capitale alternativa e innovativa, ma quanto è più innovativo l’est Europa nella sua rinascita, tanto per dirne una, senza che nessuno se lo caghi?
Pensiamo alla ex Jugoslavia. Sarajevo.
Eppure, se prendiamo un campione di n persone, n/3 si spartiranno le città A, B, C. Ma n vi dirà “ahhh, Berlino, posto fantastico, ci andrei a vivere domani, mi dicono in molti.
Questo perché il senso comune collettivo (voialtri), attribuisce valore e differenze di percezione.
*** Sensazioni sensazionali e atmosfera atmosferica
Ma veniamo alle conclusioni. Siccome vi conosco, cari i miei turisti del menga, so che sarete tutti lì a dire eh ma che palle, questo (GIUSTO), non conta quanto è grande, non conta cosa c’è, non conta se ha più o meno musei o monumenti, non conta se è tutto nuovo, non conta un cazzo, fondamentalmente – conta la mia esperienza e la mia sensazione.
Due repliche:
1. beh, ok, quindi? Perché? Cosa? Sennò qui facciamo come i bambini quando rispondono “perché no” o “perché si”.
Se tutto quello che trovate a Berlino lo pot(r)e(s)te trovate meglio altrove, cosa esattamente vi conquista?
(fa eccezione tutta la fortissima e notevole connotazione guerra fredda di Berlino, che è solo a Berlino, ed è il suo tratto distintivo. Peccato che solo una persona fra tutte mi abbia mai detto “mi piace Berlino” per questo motivo).
No davvero, non è una domanda retorica, parliamone, commentate di sotto.
2. capitemi bene: il punto non è che a tutti piaccia Berlino – piace anche a me! – che, fondamentalmente, sono cazzi vostri.
Il discorso è tutto nel paragone – questo si, curioso.
Tutto ok finché mi dite “wow bello Berlino”.
Non molto ok (nel senso ok uguale, ma dico come coerenza e liceità del discorso) quando qualcuno se ne esce con “mah, Manhattan niente di che, non mi è mica molto piaciuta, invece Berlino… figaaa” (cit. reale).
Cioè, RAGA, non vi si può sentire eh.
*** E’ la moda, bellezza
Quello che io penso del boom di Berlino è che Berlino rappresenta oggi quello che Londra rappresentava diciamo 15 anni fa (per quelli della mia generazione) e ancora prima (per quelli delle generazioni prima): un fatto di moda.
Allora faceva figo andare a lavorare a Londra, che faceva così punk.
Oggi fa cool Berlino, anche e soprattutto perché, ormai, forse i grandi classici ci sono venuti a noia.
Niente di più, niente di meno.
Quando ero alle superiori io i giovani andavano a Londra. Quelli di oggi vanno a Berlino.
Questo è sicuramente vero per alcuni, meno per altri, che però subiscono anche loro l’effetto del meme e del mantra di massa: “Berlino è favolosa!” A forza di sentirlo, ci credi. Si è poi condizionati nel giudizio.
Ancora, per quanto marginale e a prima vista campato in aria: mediamente, molti di noi sono già stati a Londra e Parigi, tipicamente in gita scolastica. Ovvero, ci ha portato là la scuola (per definizione l’autorità, la noia).
Io, invece, non ero mai stato a Berlino fino a poco fa, perché ci sono andato di mio. Voi scommetto anche, vero? Avete scelto voi di andarci, non vi ci hanno portato.
Berlino seduce con una componente anarchica, in contrasto con modelli stantii, borghesi (la solita gita a Parigi).
Berlino è quello che abbiamo scelto noi, non che qualcuno ha scelto per noi.
Il paradosso è dato proprio dal fatto che vi hanno portato in gita a Parigi per dei motivi precisi, vedi i punti sopra. Il che ci riporta all’inizio del discorso.
Anni fa, probabilmente sarà sfuggito a molti, Lonely Planet usciva con una scottante bocciatura di Londra.
Quale migliore e più definitiva conferma di un trend di moda esattamente simile a quella delle borse o scarpe che ogni primavera subiscono i diktat del colore che “andrà”?
Fatemi capire: Londra è la città più visitata al mondo, e la Lonely Planet cosa dice? Che è cara (vero), che piove sempre e che c’è la colazione pesante?
Questi sono gli argomenti?
A Londra piove, e c’è la colazione pesante?
E’ chiaro che non è una cosa da prendere seriamente, no?
E’ un trend, va così, si dice così.
Epperò, Lonely Planet se ne esce con questo giudizio, che comunque (a parte lo zoccolo duro che non va nemmeno a pisciare senza la lonely planet) ha una sua risonanza.
Corrisponde, a livello di editoria, a una scelta di assecondamento del gusto corrente, così come a un aperitivo, sentendoci a nostro agio e ben allineati, tra un negroni e un’oliva, scuotendo la testa in cenno di assenso, proclameremmo anche noi, come la moretta interessante…. “Uhhh si. Berlino, è lì che c’è il fermento culturale, oggi”.
Infatti io (che a quell’aperitivo sono quello che ha bevuto un negroni di più) non sono mai d’accordo, e finisce sempre che alla fine la gente dice “ma quello, che tipo strano”.
Ma sapete che vi dico? Avete ragione voi, avete.
Prossimo happy hour sarò quello a fianco a voi, che vi darà corda. Che vi darà ragione. Che confermerà che si, wow, veramente figa Berlino.
Perché?
Mah. Così. A pelle.
Un Cosmopolitan!
Avrei ordinato un drink inventato a Berlino.
Ma sfortunatamente…. indovinate un po’?